Royalties gas, Schifani e Meloni scippano 200 mln al Golfo di Gela

Royalties gas, Schifani e Meloni scippano 200 mln al Golfo di Gela

Si scrivono royalties si leggono 20 milioni di euro l'anno per 10 anni da dividere in tre parti, secondo percentuali che sono state così assegnate: 47,53%  a Gela, 5,56% a Butera e 46,91% a Licata, cioè i tre comuni rivieraschi interessati per territorio all'estrazione e alla lavorazione del gas dai giacimenti Argo-Cassiopea.

Se considerate che a una città come Gela, in dissesto economico-finanziario toccherebbero più di 9 milioni e mezzo di euro per più di 10 anni, capite facilmente che a una entrata finanziaria di tale portata non si può rinunciare.

Lo stesso sindaco, Terenziano Di Stefano, afferma che «per Gela sarebbero linfa vitale, soldi freschi del 2025 fuori dal dissesto, con cui sistemare cose che non funzionano, e permetterebbero al comune di reggersi in piedi anche perchè le altre royalties, quelle del petrolio vanno male, diminuiscono sempre più essendo passate in 3 anni da 12 milioni a 8 e quest'anno ad appena 6,5 milioni, con i giacimenti che vanno ad esaurirsi». Insomma, un toccasana amministrativo.

Il decreto regionale emesso l'11 di settembre dello scorso anno, prevedeva che i primi soldi per le produzioni 2024 sarebbero stati versati ai comuni entro il 30 giugno dell’anno successivo. Una scadenza attesa con ansia. Poco importava se prima Butera e poi anche la stessa Gela si erano opposte al sistema di assegnazione delle royaltes e si erano rivolte al Tar per un ricalcolo. Poco importava se il decreto prevedeva che tali somme dovessero essere destinate dai comuni, in misura non inferiore al 50 per cento, a spese di investimento. L'importante era che quei benedetti soldi arrivassero. 

Ma i benefici finanziari legati ad Argo-Cassiopea che sembravano un sogno ora rischiano di diventare un incubo. Il 17 marzo scorso, lo stesso assessore Di Mauro che aveva emesso il decreto delle royalties lo ritira e lo sospende. Ufficialmente dice: «in attesa di verifiche tecniche».

La Regione all'improvviso non sa più se i due preziosi giacimenti di metano ricadono entro i 12 km delle acque territoriali della Sicilia o se sono oltre. Se sono oltre le royalties non spettano nè ai comuni nè alla Regione e vanno allo Stato. L'incredulità dilaga. Da molte parti si chiedono sconcertati: «ma se ne accorgono solo ora? Dove guardavano quando chiedevano i permessi di perforazione o quando hanno scavato i pozzi»?

A Gela, l'amministrazione comunale teme che a fare scattare il congelamento del decreto siano stati i ricorsi, ed allora il sindaco scrive alla Regione.

« Il Comune di Gela – viene chiarito nella nota – si dice pronto a ritirare il ricorso relativo alla ripartizione delle royalties derivanti dall’estrazione di gas dal giacimento Cassiopea, a condizione che la Regione Siciliana prenda atto dei documenti ufficiali da lei stessa emessi, che sanciscono il diritto dei territori interessati a ricevere le quote spettanti».

E cita una serie di documenti che a suo avviso « confermano che il 76,87% dell’estrazione avviene all’interno delle acque territoriali italiane (entro le 12 miglia marine), mentre il resto si trova oltre tale limite». Anche il sindaco di Butera stoppa il suo ricorso.

Chi non è convinto della bontà della tesi di geo-localizzazione è il deputato regionale Angelo Cambiano (M5S) che in un suo comunicato lancia un duro atto d'accusa ai governi nazionale e regionale parlando di tradimento dei comuni di Licata, Gela e Butera e dell'intera Sicilia dove a maggio dello scorso anno è stato firmato da Schifani e Meloni l'accordo per la coesione e dopo qualche mese si sono rimangiati molti degli impegni assunti. Un vero e proprio scippo.

«Alla base di questo inspiegabile dietrofront scrive Cambiano – c’è l’ennesima prevaricazione ai danni della Sicilia da parte del governo Meloni. Dopo aver dirottato i fondi FSC destinati alla nostra Isola per finanziare il ponte sullo Stretto, adesso si tenta di sottrarre anche le royalties del gas estratto nel golfo di Gela, mettendo in discussione i diritti dei siciliani.

La Regione, invece di difendere gli interessi dei propri cittadini, ha scelto di accettare passivamente la normativa vigente sulle estrazioni, rinunciando a garantire parte delle royalties alle città coinvolte. 

Il nodo della questione è chiaro: il governo nazionale sostiene che i giacimenti siano prevalentemente oltre le 12 miglia, sottraendo così alla Regione e ai Comuni di Licata, Gela e Butera la quota di gettito a loro spettante...

Di fronte a questa situazione, il governatore Schifani e l’assessore Di Mauro hanno scelto di accettare in silenzio l'ordine giunto da Roma, revocando senza alcuna spiegazione il decreto che stabiliva i criteri di riparto delle royalties. Un atteggiamento inaccettabile, che svende i diritti della nostra terra e del nostro mare...».

Si tratta ora di reagire e, come annunciato, eliminare ogni pretesto che possa giustificare i ritardi, l'immobilismo e il voltagabbana del governo Schifani.

Così il sindaco, Di Stefano, ha proposto ai suoi colleghi, Balsamo (Licata) e Zuccalà (Butera), di riunirsi subito per poi chiedere unitariamente un incontro con il governo regionale a Palermo «al fine di trovare una soluzione allo spinoso problema, tenendo presente che bisogna agire con urgenza perchè Gela è il  cuore energetico del Mediterraneo e non si può fermare. La Regione faccia la sua parte e proceda con l’assegnazione delle royalties».

«La legge è chiara – afferma Rosario Catalano, segretario territoriale della Filctem-Cgil – le royalties vanno redistribuite ai territori dove avvengono le estrazioni energetiche e minerarie perchè si ritiene che ci sia da compensare un danno al paesaggio, all'ambiente, all'immagine di quelle città, in una sorta di risarcimento materiale e morale.

Ma devono essere vincolati (per il 50% ndr) a progetti di riqualificazione del territorio. Ebbene, la domanda che io pongo e che merita una risposta è: a che titolo si chiedono queste royalties se non c'è un progetto supportato per ottenerle? Non mi risulta che Gela abbia progetti di questo tipo da sostenere con queste entrate. E dunque se non ci si attrezza nei tempi e nei modi più opportuni rischiamo di vanificare lo spirito istitutivo di questa importante norma e di continuare a mortificare il territorio».